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Cedolare secca o IRPEF: quando conviene davvero?

Confronto numerico tra aliquote piatte, scaglioni progressivi e detrazioni.

Updated 30 April 2026 12 min read
TL;DR

La cedolare secca applica un'imposta fissa del 21% o 10% sul canone lordo, sostituendo IRPEF, addizionali e in genere imposte di registro e bollo sul contratto. L'IRPEF ordinaria tassa il canone secondo gli scaglioni personali dopo le riduzioni previste. Conviene confrontare i due regimi quando hai detrazioni rilevanti, redditi bassi o casi non standard.

1. La risposta diretta: confronto tra tassazione piatta e progressiva

Il sistema fiscale italiano offre due strade principali per tassare i redditi derivanti dall'affitto di immobili abitativi. La prima opzione è il regime ordinario IRPEF, normato dall'articolo 37 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). Questo regime prevede che il reddito da locazione concorra alla formazione del reddito complessivo del proprietario. L'imposta si calcola applicando gli scaglioni progressivi IRPEF, che variano dal 23% al 43%, a una base imponibile ridotta: di norma si tassa il 95% del canone lordo annuo, riconoscendo una deduzione forfettaria del 5% per le spese di manutenzione. La seconda opzione è la cedolare secca, introdotta dall'articolo 3 del D.Lgs. 23/2011. Si tratta di un'imposta sostitutiva che esclude il reddito da locazione dal calcolo dell'IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali. La cedolare secca si calcola sul 100% del canone lordo, senza alcuna deduzione forfettaria. Le aliquote sono fisse: 21% per i contratti a canone libero e 10% per i contratti a canone concordato stipulati in specifici comuni. L'opzione per la cedolare secca sostituisce anche l'imposta di registro e l'imposta di bollo dovute per la registrazione, le risoluzioni e le proroghe del contratto di locazione. La scelta del regime fiscale si effettua al momento della registrazione del contratto o nelle annualità successive, e deve essere fedelmente riportata nella dichiarazione dei redditi. Il Modello 730 utilizza il Quadro RB (redditi dei fabbricati) per identificare l'immobile, il contratto e l'opzione scelta, mentre il Quadro LC (liquidazione della cedolare secca) esegue il calcolo effettivo dell'imposta sostitutiva dovuta, determinando il saldo e gli acconti.

2. Come funziona l'opzione ordinaria IRPEF: calcolo e costi accessori

Il regime ordinario IRPEF somma il reddito da locazione allo stipendio, alla pensione e agli altri redditi del proprietario. L'articolo 26 del TUIR stabilisce il principio di imputazione dei redditi fondiari: il reddito appartiene al proprietario o al titolare di diritto reale indipendentemente dalla percezione effettiva, salvo il caso di sfratto per morosità convalidato dal giudice. Se un proprietario incassa un canone annuo di 12.000 euro, la base imponibile IRPEF è pari a 11.400 euro (il 95% del canone). Se questo proprietario ha un reddito da lavoro dipendente di 35.000 euro, si trova nello scaglione IRPEF del 35%. L'imposta sul reddito da locazione sarà quindi di 3.990 euro (il 35% di 11.400 euro). A questa cifra occorre aggiungere le addizionali regionali e comunali, che variano in base alla residenza e pesano in genere per un ulteriore 2-3%. Il regime ordinario comporta anche costi accessori al momento della registrazione del contratto presso l'Agenzia delle Entrate. Il proprietario e l'inquilino devono versare l'imposta di registro, pari al 2% del canone annuo (con un minimo di 67 euro per la prima registrazione). Nel nostro esempio, l'imposta di registro annua è di 240 euro, solitamente divisa a metà tra le parti. È richiesta anche l'imposta di bollo, pari a 16 euro per ogni 4 facciate del contratto e comunque ogni 100 righe. Il regime ordinario consente però al proprietario di richiedere l'aggiornamento ISTAT del canone, adeguando l'affitto all'inflazione anno dopo anno, una facoltà espressamente vietata a chi opta per la cedolare secca.

3. La cedolare secca al 21% per i contratti a canone libero

L'aliquota del 21% rappresenta lo standard per molti contratti di locazione abitativa a canone libero. Scegliendo questa opzione, il proprietario rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per la durata dell'opzione, ma ottiene in cambio una tassazione separata e l'esenzione dalle imposte di registro e di bollo nei casi ammessi. Riprendendo l'esempio precedente, a fronte di un canone annuo di 12.000 euro, la base imponibile per la cedolare secca e' l'intero importo: 12.000 euro. L'imposta sostitutiva del 21% genera un debito fiscale di 2.520 euro. Il risparmio rispetto al regime ordinario IRPEF puo' essere rilevante per chi ha redditi medi o alti. La cedolare secca al 21% riguarda immobili abitativi locati fuori dall'attivita' d'impresa o professionale del proprietario. Nel Modello 730, l'opzione deve essere indicata secondo le istruzioni dell'anno di riferimento; il dato viene poi usato nella liquidazione della cedolare.

4. La cedolare secca agevolata al 10% per il canone concordato

L'aliquota agevolata del 10% è il regime fiscale più vantaggioso per i proprietari, ma richiede il rispetto di vincoli contrattuali e territoriali severi. Si applica ai contratti a canone concordato (tipicamente i 3+2, i contratti per studenti universitari e i contratti transitori) stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa, nei comuni capoluogo di provincia o in quelli colpiti da calamità naturali. Il canone non è libero: deve essere calcolato all'interno di fasce di oscillazione stabilite dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e dei sindacati degli inquilini. Se un proprietario affitta un appartamento a 9.600 euro annui con contratto concordato, l'imposta sostitutiva al 10% ammonta a soli 960 euro. Oltre al forte abbattimento dell'imposta sui redditi, i comuni riconoscono per legge una riduzione del 25% sull'IMU dovuta per l'immobile locato a canone concordato. Per beneficiare dell'aliquota al 10% nei comuni che non hanno rinnovato recentemente gli accordi territoriali, l'Agenzia delle Entrate richiede l'attestazione di rispondenza rilasciata da almeno un'organizzazione sindacale firmataria dell'accordo. Questo documento certifica che il calcolo del canone rispetta i parametri locali. Senza l'attestazione, in caso di controllo, l'Agenzia delle Entrate disconosce l'aliquota del 10% e ricalcola le imposte con le sanzioni. Nel Modello 730, il contratto a canone concordato richiede l'inserimento del codice utilizzo '8' (o simili, a seconda del caso specifico) nella colonna 2 del Quadro RB, garantendo la corretta liquidazione nel Quadro LC.

5. Locazioni brevi: il bivio normativo tra 21% e 26%

Le locazioni brevi, definite come contratti di durata non superiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, seguono regole specifiche modificate dalla recente Legge di Bilancio. Il proprietario può applicare la cedolare secca, ma l'aliquota dipende dal numero di immobili destinati a questo utilizzo nell'anno d'imposta. La normativa stabilisce che l'aliquota del 21% può essere applicata a un solo immobile, individuato direttamente dal proprietario in sede di dichiarazione dei redditi. Sui redditi derivanti dalle locazioni brevi di ulteriori immobili (dal secondo al quarto), l'aliquota della cedolare secca sale al 26%. Se il proprietario destina più di quattro immobili alle locazioni brevi, subentra la presunzione legale di attività d'impresa: è obbligatorio aprire la Partita IVA e la cedolare secca non è più applicabile. Nel Quadro RB del Modello 730, i giorni di locazione breve devono essere indicati con precisione. La scelta dell'immobile a cui applicare il 21% avviene tramite la compilazione dei campi specifici previsti dalle istruzioni dell'Agenzia delle Entrate. È fondamentale ricordare che la base imponibile per le locazioni brevi gestite tramite piattaforme online (come Airbnb o Booking) è costituita dal canone lordo pagato dall'ospite, che include le commissioni trattenute dal portale. Il proprietario deve dichiarare il lordo, non il bonifico netto ricevuto sul conto corrente.

6. Quando l'IRPEF batte la cedolare secca: l'ostacolo della capienza fiscale

La cedolare secca non è sempre la scelta matematicamente corretta. L'imposta sostitutiva esce dal perimetro dell'IRPEF, riducendo il reddito complessivo del contribuente. Questa riduzione abbassa la 'capienza fiscale', ovvero l'ammontare di imposta IRPEF lorda da cui è possibile sottrarre le detrazioni. Se un proprietario ha sostenuto ingenti spese per ristrutturazioni edilizie (Bonus Casa al 50%, Ecobonus, Superbonus) o ha elevate spese mediche, matura un credito d'imposta annuale. Se la sua IRPEF lorda, calcolata solo su stipendio o pensione, è inferiore all'ammontare delle detrazioni, la parte eccedente viene persa per sempre. Non esiste rimborso per le detrazioni incapienti. Supponiamo che un proprietario abbia 10.000 euro di detrazioni edilizie annuali da recuperare, ma il suo stipendio generi un'IRPEF lorda di soli 6.000 euro. Se applica la cedolare secca sull'affitto, perde 4.000 euro di detrazioni ogni anno. Se invece opta per il regime ordinario IRPEF, il reddito da locazione aumenta l'IRPEF lorda, ad esempio, a 11.000 euro. In questo scenario, il proprietario recupera per intero i 10.000 euro di detrazioni, azzerando di fatto l'impatto fiscale dell'affitto e pagando solo 1.000 euro di IRPEF netta totale. Prima di scegliere la cedolare secca, il contribuente deve sempre sommare le rate di detrazione attese e confrontarle con l'IRPEF generata dagli altri redditi.

7. Quadro RB e Quadro LC: come dichiarare la scelta nel Modello 730

La dichiarazione dei redditi da locazione avviene principalmente nel Quadro RB del Modello 730. Per compilare correttamente ogni rigo, il proprietario necessita della visura catastale aggiornata, del contratto e del riepilogo dei canoni. Le informazioni chiave sono rendita catastale, codice utilizzo, giorni di possesso, percentuale di possesso, canone lordo annuo e regime fiscale scelto. Il canone concordato agevolato, le locazioni brevi e il canone libero non vanno trattati come casi identici: usa le istruzioni del modello dell'anno di riferimento per il codice corretto. Prepara la tua dichiarazione affitti in 10 minuti per 49 € con Cedolare Facile. I dati inseriti nel Quadro RB vengono poi usati nella liquidazione della cedolare secca, insieme a eventuali ritenute operate dagli intermediari e agli acconti gia' versati. Il risultato finale determina il saldo a debito o a credito e gli eventuali acconti.

8. Tabella di confronto: scenari numerici a parità di canone

Per visualizzare l'impatto delle diverse scelte fiscali, confrontiamo tre scenari applicati a un canone lordo annuo di 12.000 euro. Nel calcolo dell'IRPEF ordinaria, ipotizziamo un contribuente con un'aliquota marginale del 35% e includiamo un costo forfettario annuo di 120 euro per la quota di imposta di registro a carico del locatore. La tabella mostra chiaramente il divario di imposta netta tra i regimi.

  • Scenario | Canone annuo | Regime fiscale | Base imponibile | Imposta stimata
  • Canone libero | 12.000 € | IRPEF Ordinaria (35%) | 11.400 € | 3.990 € (+ registro)
  • Canone libero | 12.000 € | Cedolare secca 21% | 12.000 € | 2.520 €
  • Canone concordato | 9.600 € | Cedolare secca 10% | 9.600 € | 960 €

9. Gestione degli acconti e saldo tramite Modello F24

Il pagamento della cedolare secca segue scadenze precise, gestite tramite il Modello F24. A differenza dell'IRPEF, che richiede un acconto pari al 100% dell'imposta storica calcolato al netto delle detrazioni, l'acconto della cedolare secca è fissato al 100% dell'imposta dovuta per l'anno precedente. L'acconto si versa in due rate se l'importo totale supera i 257,52 euro. La prima rata, pari al 40% dell'acconto totale, deve essere versata entro il 30 giugno (o termine prorogato) utilizzando il codice tributo 1840. La seconda rata, pari al restante 60%, scade il 30 novembre e si versa con il codice tributo 1841. Se l'acconto dovuto è inferiore a 257,52 euro, si versa in un'unica soluzione entro il 30 novembre con il codice 1841. Il saldo dell'imposta, relativo all'anno d'imposta appena trascorso, si versa entro il 30 giugno dell'anno successivo utilizzando il codice tributo 1842. Se il proprietario si avvale di un sostituto d'imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e presenta il Modello 730, le trattenute a titolo di saldo e acconto vengono effettuate direttamente in busta paga o sul cedolino della pensione a partire dal mese di luglio, omettendo la necessità di compilare autonomamente i modelli F24.

10. I passi operativi prima dell'invio: ritenute e riconciliazioni

Prima di inviare il Modello 730, il proprietario deve eseguire una rigorosa riconciliazione dei dati. Il primo controllo riguarda i giorni di possesso e la durata della locazione. Se l'immobile e' stato affittato solo per una parte dell'anno, puo' servire piu' di un rigo per rappresentare correttamente i diversi periodi di utilizzo. Il secondo controllo riguarda l'importo del canone. Per le locazioni brevi gestite da intermediari o portali che incassano i canoni, il proprietario puo' subire una ritenuta alla fonte, certificata tramite Certificazione Unica. Nel Quadro RB il locatore deve riconciliare il canone lordo; nella liquidazione vanno poi considerate le ritenute certificate. Se i report del portale, la CU e la precompilata non coincidono, il dato non va forzato: serve un controllo documentale prima dell'invio.

Sources

  • Agenzia delle Entrate

Last reviewed: 30 April 2026 by Yann Lephay.

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